Untitled di Andrea Manca
Apro gli occhi. Una forte luce
impedisce alle mie pupille di guardare.
Sono a casa?
Se è così, perchè la porta
mi guarda così male?
Non mi riconosce?
L’orologio appeso alla parete
non vuole far andare avanti le lancette,
vuole che resti a letto, forse.
Le pareti ora sembrano convergere verso
il soffitto. Ed il soffitto sale
mentre le pareti convergono.
Questo gioco non mi piace.
Maledetta porta, smettila
di fissarmi in quel modo!
Lo specchio! lo specchio
ama un altro, non è più il mio
il riflesso riportato in lui!
Basta! Basta! Basta!
Ora un mio vecchio pupazzo,
un orso col tamburo e papillon, si avvicina
a me, scavalcando monti di stoffa
che riempiono il mio letto.
- Che vuoi? Parla! -
Ma lui tace. Tace e mi fissa.
Un tempo cantavo una canzone al ritmo
delle sue bacchette a batterie.
Ora sono meno pulito.
La porta guarda in basso
rivolta verso il mio dolore;
lo specchio riflette solamente
l’aria che gli passa vicino;
L’orologio è ripartito lungo la sua lenta marcia,
la luce ha smesso di ferirmi gli occhi;
Finalmente posso riaddormentarmi,
i ricordi sono tornati a casa.




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