L’importanza di chiamarsi Ernesto….

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Premetto che qui non intendo discutere di politica, ma di un uomo.

Si dice che il Che sia il secondo uomo più famoso della storia (il primo è Gesù Cristo), sicuramente a causa di un mercato che ha trasformato la sua immagine, tra l’altro la più profonda, nell’emblema sbiadito di ogni contestazione, feticcio di ogni minuscola e insignificante rivoluzione, dimenticando il reale significato di quegli occhi nascosti sotto il basco. Suggerisco di leggere “Senza perdere la tenerezza” di Paco Ignacio Taibo II, forse l’unica vera testimonianza della vita e della lunga battaglia del Che, e “Poesie e altri scritti sulla letteratura e l’arte” dello stesso Guevara, per capire l’animo tormentato del rivoluzionario, per comprendere almeno in parte chi era il comandante. Vorrei rivolgermi ai molti giovani che ostentano le loro magliette rosse con una delle immagini più significative del Che, a quei giovani che non sanno cosa c’è dietro quegli occhi. La foto risale al 5 Marzo del 1960, ed è stata scattata di nascosto durante i funerali delle 75 vittime dell’esplosione (molto dubbia, attribuita indirettamente agli americani) di un cargo francese con 70 tonnellate di armi belga nei porti dell’Arsenale. Lo stesso Che aveva partecipato ai soccorsi dei 200 feriti circa. Nonostante abbiano celebrato i funerali in maniera molto privata, il fotografo Alberto Diaz, che cercava volti noti nelle prime file, scatta una foto dove in secondo piano appare il Comandante, nell’espressione che farà il giro del mondo ininterrottamente per decenni. In quello sguardo è racchiusa tutta la sofferenza di un popolo martoriato che cerca di sopravvivere, ma sopratutto, c’è una quantità d’odio immenso per i vicini americani, probabili colpevoli della strage. Nelle magliette e nelle bandiere questa sofferenza e quest’odio non emergono, ma devono essere sempre presenti in chi le porta, in quell’immagine c’è racchiuso tutto il senso della sua battaglia, tutto il senso della sua vita, tutto il significato della sua morte. Un uomo che voleva essere libero.

Un uomo che ora è libero ma soffre per tutti coloro che ancora subiscono e che non è riuscito a salvare. Ma cosa può un uomo solo? può liberare una nazione, ma non il mondo.

Grazie Che

~ di andreamk78 su Febbraio 28, 2007.

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