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…grigio matita scorre libero su carta indifesa e ignara delle parole e delle frasi con senso e senza senso che imbratteranno d’odioamore il suo piccolo mondo candido tracciando indelebili scie di indomabile poesia mentre scivola la mano tenendo tra le dita come spada a ferire pagine vergini una piccola micromina graffiante di grafite polverosa che insiste su paragrafi autobiografici e insulsi piccolo libro cuore che stai nella mia testa capitoli e capitoli di ricordi che sono belli eppure piango e se rido rido dispiaciuto dei miei errori che non rimpiango e rifarei e mentre scrivo lacero la punta della mia spada e devo temperarla oppure scrivo storto ed è già storto il mio pensiero che siccome non dovrei allora scrivo e cerco di metter dritto lui per metter dritto me e tutto ciò che mi spinge ad essere sincero e la verità è la lama di un bisturi che ritaglia dolcemente un fazzoletto del tuo cuore appena ascolti e tappati le orecchie se sei in tempo oppure scappa e non leggere mai le mie lettere che invecchieranno e come me avranno rughe e macchie gialle che si allargano e nascondono parole che altrimenti ferirebbero gli occhi come spilli di luce accecante e mentre scrivo non fermo la mia mano che anzi è contenta e speditamente viaggia mentre la sorella festeggia con me in un bicchiere di buon vino rosso e rosso è il sentimento qualsiasi esso sia perchè il rosso è il sangue e finchè nelle mie vene non ci sarà siccità il sentimento esisterà e se scrivo forse è colpa sua lo chiederò a lui dopo quando avrò finito e microscopiche scheggie di grafite avranno terminato di incidere le loro idiozie in un campo bianco e come soldati caduti le lettere possano apparire e non ti dispiacere se sono caduti in guerra l’hanno fatto per dar vita ad un pensiero e la battaglia è ancora lunga e saranno molti a cadere mentre il disco gira e la canzone triste di un De Gregori giovane e stanco sfuma verso la fine della spirale che accoglie la puntina e la fa girare girare girare e sembra si diverta per lei forse è danzare ma la palpebra cede al peso della notte e la lingua impastata dal vino ha deciso che adesso è tardi e scusa se ti affliggo povera carta lacera sofferta smetto di torturarti e dono ai miei occhi l’ennesimo racconto onirico che sfalda la realtà per respirare in superficie e mi preparo ad affrontare il sonno verso la notte che nasconde le vere avventure della vita e quindi accogli le mie parole come dolce ninnananna e dormi e sogna e viaggia leggera e come una nuvola fatti trascinare dal vento e vai verso la città che si nasconde lungo l’orizzonte dove cielo e mare si abbracciano e si dicono ti amo ascoltali che come musica faranno da sfondo al tuo dormire io mi sdraio sul cuscino che nasconde come un sacco di natale le mie fate e i miei folletti a costruire la mia notte di follia che aspetto con ansia e credo metterò il vestito migliore per correre incontro alle mie splendide creature e fatate illusioni notturne di un mediocre sognatore che ha sperato nella vita sempre di scivolare lungo le rotondità del mondo ma il mondo è ruvido e ha tante spine che è facile ferirsi e se ci si ferisce ci si lecca le ferite e si cammina e a volte si può correre e ci sono le montagne e c’è tanta acqua che anche se la terra è tonda da lontano e da lontano le strade sembran tutte dritte si fatica e sono stanco troppo stanco e quindi buonanotte alla notte e buonanotte ai sognatori sopravvissuti di questa società d’imperfetti…

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