DOGVILLE

•agosto 27, 2011 • Lascia un commento

Dogville, 2003 Drammatico scritto e diretto da Lars Von Trier

Anni 30. Dogville è uno sperduto paesino di poche anime nascosto nelle montagne, da cui si arriva da un’unica strada. Un giorno, Grace (Nicole Kidman), inseguita da alcuni gangster, termina la sua fuga tra le case di Dogville, dove viene accolta e nascosta da Tom (Paul Bettany), mancato scrittore e guida  della gente del paese.  Grace cerca di guadagnare la fiducia dei cittadini lavorando per tutti loro, in mansioni “inutili”. A poco a poco gli abitanti iniziano a sfruttare e abusare di Grace, che comunque accetta le meschinità e gli abusi perdonando la loro natura di uomini. Alla fine, ormai incatenata, violentata e minacciata, viene denunciata ai gangster che arrivano a prenderla. Si scopre che il boss è suo padre, che la convince a tornare a casa e ad usare il potere che lui ha creato, con crimini e violenze al fine di ottenere rispetto e denaro. Lei continua a voler perdonare, fino a quando un raggio di luna illumina il paese e lei vede le cose per quello che realmente sono. E nasce la vendetta.

I titoli di coda hanno come sottofondo una serie di foto che, al suono di young americans di David Bowie, indicano la chiave di lettura del film.

Il film fa parte di un trittico prodotto da diversi paesi europei. Il regista e sceneggiatore è anche operatore di camera, quindi il film appare molto personale, dove si coniuga l’espressione cinematografica a quella teatrale, in un ambiente scarno, quasi un palcoscenico spoglio, senza particolari coreografie, ma solo alcune righe bianche che spesso hanno solo scritto il nome di ciò che rappresentano. Le case non hanno pareti, come a voler dare modo all’occhio dello spettatore di vedere costantemente ogni attività dei personaggi, racchiusi in contorni bianchi che segnano le loro case, immersi in un ambiente cupo e nero, che trasmette inquietudine e senso di prigionia. Una scenografia talmente essenziale da sembrare quasi il filmato di una rappresentazione teatrale. I limiti del paese sono tagli netti con il resto del mondo, limiti invalicabili, quasi mura di una prigione invisibile. Tom passa il suo tempo ad inventare nuovi modi per educare i suoi concittadini, per portarli ad un senso civico maggiore, ad aprirsi verso il prossimo e lo straniero. Ma proprio Tom farà la chiamata che porta il padre di Grace a riprendersela, perchè pericoloso ostacolo alle sue ambizioni di scrittore, incapace di andare contro la propria gente per difendere il suo amore.

per vedere il film:

http://www.megavideo.com/?d=1BNL99KF

 

 

 

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City of God

•agosto 26, 2011 • Lascia un commento

City of God di Fernando Meirelles. Con Alexandre Rodrigues, Matheus Nachtergaele, Seu Jorge, Leandro Firmino da Hora, Alice Braga. Genere Drammatico, colore 130 minuti. – Produzione Brasile, Francia, USA 2001.

Film ambientato in una favela brasiliana soprannominata la Città di Dio, a Rio de Janeiro a cavallo tra gli anni ’60 e ’80. Racconta le storie parallele di Buscapè e Dadinho. Inizia quando i due sono tredicenni e parlando tra loro scoprono le proprie ambizioni. Il primo sogna di diventare fotografo, mentre il secondo vorrebbe guadagnarsi il rispetto nel mondo della criminalità. Ovviamente risulta più semplice per il secondo seguire la propria ambizione, visto l’ambiente che li circonda. Dadinho si afferma rapidamente nel suo ambiente, diventando il padrone del quartiere e dirigendo il narcotraffico con il soprannome di Zè Pequeno. Ma così come è arrivato rapidamente al successo, così è costretto a causa dei suoi errori ad un esito tragico. Uccide il suo braccio destro Benè, la mente della sua gang, senza la quale è priva di un vero leader, successivamente violenta la fidanzata di Galinha, onesto e mite, uccidendogli anche il fratello. Questo scatena in Galinha una violenza nascosta che porta i due ad una vera e propria guerra. Il finale è inquietante. Vengono assoldati anche i bambini nella guerra e alla fine sono proprio loro i sopravvissuti che decidono di formare una loro banda e di diventare loro i padroni della città. Fanno una vera e propria lista nera dei personaggi scomodi da eliminare, iniziando proprio da Zè Pequeno. Tutto questo viene documentato proprio da Buscapè, quando gli viene riconosciuto il suo talento fotografico.

per vedere il film in straming:

http://www.megavideo.com/?v=EQE13CW2

American Beauty

•agosto 22, 2011 • Lascia un commento

American Beauty, 1999 Drammatico, regia di Sam Menders, soggetto Alan Ball

Kevin Spacey è Lester, un quarantenne  con un lavoro monotono ed una moglie, Carolyn, ambiziosa e materialista. Hanno una figlia di 16 anni, Jane. Nella casa accanto si trasferisce la famiglia Burnham, un colonnello dei marines in pensione con una moglie con disturbi mentali ed un figlio, Ricky, spacciatore di droga all’insaputa del padre intransigente, che con i ricavi della droga acquista una videocamera con cui riprende praticamente ogni cosa.

Lester, andato a vedere un esibizione della figlia cheerleader, si infatua dell’amica di Jane, Angela, che appare spesso nei suoi sogni accompagnata da petali di rose. Carolyn invece, inizia una relazione con un collega rivale Buddy.

L’incontro di Lester con Ricky causa nel protagonista un risveglio verso l’apatica vita in cui era immerso, arrivando a ricattare il suo capo e a lasciare il lavoro per uno con poche responsabilità in un fast food (proprio qui scopre la relazione della moglie). Compra la macchina dei suoi sogni e modella il suo fisico con i pesi.

Ricky diventa il fornitore di droga di Lester e il fidanzato di Jane, mentre Angela si diverte a flirtare con Lester.

Il padre di Ricky, sospettoso dei rapporti del figlio con Lester, perquisisce la sua camera e trova dei video dove Lester si allena e inizia a credere che tra il vicino e lui ci sia un rapporto omosessuale. Franck osserva il figlio e Lester dalla finestra ed erroneamente ne fraintende i movimenti. Picchia il figlio che, per far arrabbiare ancora di più il padre, mente ammettendo la propria omosessualità. Ricky chiede a Jane di seguirlo a New York visto che ormai possiede oltre 40.000 dollari guadagnati con lo spaccio, mentre Angela, ormai innamorata di Lester, lo bacia e lo provoca, finendo poi per dichiararsi vergine e provocando nell’uomo un blocco che frena il suo desiderio. Angela va in bagno per lavarsi il viso rigato dalle lacrime, Ricky e Jane fantasticano sul viaggio, Lester osserva una vecchia foto della sua famiglia mentre Carolyn, ormai abbandonata dall’amante, procede in lacrime con una pistola verso casa sua. Parte un colpo, Lester giace morto sul tavolo. Ad averlo ucciso però è Frank, il vicino.

Un film sulla ricerca della bellezza, bellezza  rappresentata da rose costantemente riproposte  nel film. (Carolyn coltiva rose perfette, la figura di Angela è accompagnata nell’mmaginazione di Lester da petali di rose, sulla tavola ci sono vasi di rose…)

La ricerca della bellezza fisica, (la giovane Angela, gli allenamenti di Lester che lo portano ad una miglioria estetica…)

La bellezza del vivere, (Lester abbandona il suo lavoro per fare qualcosa con meno responsabilità, compra l’auto dei suoi sogni, fuma droghe, riascolta la musica che gli piace e non da più molto peso a ciò che è semplicemente materiale)

la bellezza della vita, quando Lester muore e si “stacca” lentamente dalla sua esistenza.

Il film trasmette già dai primi minuti un senso di prigionia in cui è costretto Lester, confinato in un quartiere di abitanti di mentalità borghese, sposato ad una donna arrivista e materialista con cui non condivide più nessun tipo di attività di coppia… Si va verso la liberazione del personaggio principale che culmina con la sua morte, come se fosse finalmente e definitivamente libero. Rimane solo la bellezza anche quando Lester muore sul tavolo pieno di sangue, Ricky lo guarda spegnersi e vede in lui un sorriso di liberazione, sorride anche lui perchè ci vede nuovamente la bellezza riflessa (come quando racconta di aver visto morire di freddo una senzatetto). nessuno urla per la stanza, nessuno piange. L’unica scena in cui traspare la realtà del fatto è in Angela che piange pentita di ciò che stava per fare.

Lester ricorda tutte le belle esperienze vissute, e come nonostante la morte «è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo». Quindi, nonostante sia stato vittima di tradimenti, della gente che non si ricordava di lui, dal non essere considerato nel lavoro ma soprattutto per come il vicino l’abbia ucciso nonostante lui sia assolutamente innocente, rimane comunque sempre radioso e incapace di odiare. Il male (rappresentato da un ex marines bigotto e intollerante,) alla fine distrugge la bellezza del vivere e della ricerca della propria felicità.

per vedere il film:

http://www.megavideo.com/?v=ZBCNDKU5

Ho scritto una poesia nell’aria…

•agosto 10, 2011 • Lascia un commento

 

Può una poesia danzare libera nell’aria? volteggiarmi attorno, sedurmi, accarezzarmi e schiaffeggiarmi fino a farmi lacrimare per poi scappare via, leggera come quando è arrivata? Forse si, se a scriverla con la sua Fender è stato Jeff  Buckley. Se ascolto la sua rivisitazione dell’ Halleluja (di Leonard Cohen), ho come l’impressione di condividere con lui una preghiera intima, silenziosamente triste, come un grido soffocato che si perde nella stanza… Delicatamente arriva Grace, così piena, così completa che non avrei voglia di aggiungere nient’altro e si balla, si balla per finire sfiniti, si suda, si canta, si ruota per la stanza per lasciarsi cadere stramazzati e felici sulla sedia. Si riaprono gli occhi e si scopre che la danza è stata un illusione, un sogno dipinto dentro la nostra mente da Jeff… Inutile pensare se avesse ancora qualcosa da darci se quel dannato fiume non se lo fosse portato con sè. 2 album, di cui uno postumo, sono il tesoro prezioso che ci ha regalato. Io lo conservo gelosamente, consapevole dell’unicità della sua arte. Ora premo play. Chiudo gli occhi. Inizia la danza…

 

L’amore ci distruggerà

•agosto 9, 2011 • Lascia un commento

L’AMORE CI DISTRUGGERA’ (ODE TO IAN, ANDREA MANCA)

BUSSANO ALLA PORTA
ED IO SO CHE NON APRIRO' MAI.
MI SONO NASCOSTO BENE E NON RIUSCIRANNO

MAI PIU' A STRINGERMI, A TOCCARMI.

QUESTA VOLTA MI SONO NASCOSTO PROPRIO BENE.
HO VISTO ALLA TV LA BALLATA ROMANTICA DI UN SUICIDIO
DELICATAMENTE VISIONARIO, DANNATAMENTE REALE.
E MENTRE I MIEI AMICI CANTANO E MI DANNO DELL'IDIOTA
E IL GIRADISCHI CORRE VELOCE A 33 GIRI AL MINUTO
MI SENTO SOFFOCARE.
NON ESSER TRISTE. E SOLAMENTE UN ULTIMO
TENERO
ABBRACCIO

uno, due, tre, PROVA!

•agosto 9, 2011 • Lascia un commento

 

 

eccomi qui, nell’insolita veste di blogger (ahah, che presunzione!) per un nuovo, personale, esperimento.

Sempre aperto ai confronti, le critiche ed i consigli degli amici, spero di crearmi un simpatico spazio… ciao e grazie