Ho scritto una poesia nell’aria…

 

Può una poesia danzare libera nell’aria? volteggiarmi attorno, sedurmi, accarezzarmi e schiaffeggiarmi fino a farmi lacrimare per poi scappare via, leggera come quando è arrivata? Forse si, se a scriverla con la sua Fender è stato Jeff  Buckley. Se ascolto la sua rivisitazione dell’ Halleluja (di Leonard Cohen), ho come l’impressione di condividere con lui una preghiera intima, silenziosamente triste, come un grido soffocato che si perde nella stanza… Delicatamente arriva Grace, così piena, così completa che non avrei voglia di aggiungere nient’altro e si balla, si balla per finire sfiniti, si suda, si canta, si ruota per la stanza per lasciarsi cadere stramazzati e felici sulla sedia. Si riaprono gli occhi e si scopre che la danza è stata un illusione, un sogno dipinto dentro la nostra mente da Jeff… Inutile pensare se avesse ancora qualcosa da darci se quel dannato fiume non se lo fosse portato con sè. 2 album, di cui uno postumo, sono il tesoro prezioso che ci ha regalato. Io lo conservo gelosamente, consapevole dell’unicità della sua arte. Ora premo play. Chiudo gli occhi. Inizia la danza…

 

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~ di andreamk78 su agosto 10, 2011.

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